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Abell S1077, una ‘nuova’ lente gravitazionale

Il fenomeno della lente gravitazionale, previsto dalla relatività generale, ci permette di rivelare le galassie più distanti che non siamo in grado di osservare direttamente. Nell’immagine dell’ammasso di galassie Abell S1077, situata nella costellazione del Pesce Australe e ripresa dal telescopio spaziale Hubble, gli archi luminosi rappresentano le immagini distorte delle galassie che si trovano al di là dell’ammasso prodotte dall’enorme campo gravitazionale dovuto alla distribuzione della materia visibile ma soprattutto della materia scura.

Gli ammassi di galassie possono ospitare migliaia di galassie. Si tratta delle strutture cosmiche più grandi che conosciamo e che sono legate insieme dall’enorme forza di gravità. La quantità di materia concentrata in questi gruppi di galassie è così elevata che la gravità deforma lo spaziotempo creando la distorsione dei raggi luminosi di un oggetto distante quando attraversano l’ammasso. In certi casi, questo fenomeno produce un effetto analogo a quello di una lente di ingrandimento che ci permette di vedere quegli oggetti che sono in particolare allineati con la linea di vista e che non potrebbero essere osservati direttamente. In questa immagine, le strutture ad arco sono di fatto le galassie la cui luce viene fortemente distorta dall’effetto della lente gravitazionale dovuta all’ammasso di galassie. Questa immagine fa parte del progetto Hubble’s Hidden Treasures ed è stata sottomessa da Nick Rose. Attualmente, la galassia più distante che detiene il record per l’effetto della lente gravitazionale è MACS0647-JD, la cui luce ha attraversato l’ammasso MACS J0647+7015 e ha viaggiato per circa 13,3 miliardi di anni prima di raggiungere la Terra.

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ammassi di galassie | gravità | lente gravitazionale | materia scura | relatività generale | spaziotempo

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