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Focus degli scienziati sull’entanglement quantistico

E’ noto che Albert Einstein definì l’entanglement quantistico, cioè la correlazione tra due particelle che si trovano a grande distanza, persino, in teoria, ai lati estremi dell’Universo, come “un’azione fantasma a distanza” quand’egli criticò fortemente la meccanica quantistica definendola incompleta.

Ottanta anni dopo, la meccanica quantistica rimane ancora così misteriosa al punto che esistono diverse interpretazioni sul suo significato fisico. Tutte queste interpretazioni concordano su ciò che viene osservato in un dato esperimento anche se ci raccontano storie diverse su come sono state realizzate le osservazioni” spiega Christoph Simon del Dipartimento di Fisica e Astronomia della Facoltà di Scienze presso l’Università di Calgary. Simon e Boris Braverman del Massachusetts Institute of Technology (MIT) considerano questa azione a distanza alquanto “raccapricciante” nell’ambito del modello proposto dal fisico David Bohm che afferma che ogni particella ha una posizione e velocità ben determinate. “Se le due particelle sono correlate, si trova che eseguendo una azione su una delle due si ottiene un effetto immediato sull’altra e il nostro articolo mostra come può essere dimostrato questo effetto utilizzando i fotoni” dice Simon. I fotoni correlati rappresentano un metodo eccitante per comunicazioni sicure. Tuttavia, questo fenomeno non può essere utilizzato per comunicare con una velocità superiore a quella della luce, ossia con una velocità superluminale, implicando così che i sistemi quantistici debbano obbedire alla teoria della relatività che pone come limite superiore la velocità della luce. Da un lato non esiste spiegazione a questo fenomeno, è qualcosa di magico per cui o si ottengono gli stessi risultati per ogni particella correlata, oppure la comunicazione tra i fotoni è effettivamente superluminale, anche se non è possibile secondo la teoria della relatività. “Ci deve essere una via di fuga” afferma Simon. “Coppie diverse di particelle che provengono dalla stessa sorgente hanno posizioni e velocità leggermente diverse. Se ci concentriamo su una delle due, siamo certi che non potremo determinare se una eventuale variazione della sua velocità sia dovuta all’altra particella che si trova a grande distanza o se si tratta di una fluttuazione statistica. Dunque questa impossibilità preserva la ‘pacifica’ coesistenza tra la meccanica quantistica e la relatività”.

arXiv: Proposal to demonstrate the non-locality of Bohmian mechanics with entangled photons

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entanglement quantistico | fotoni | meccanica quantistica | particelle elementari | teoria della relatività | velocità della luce

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