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Molti più pianeti nella zona abitabile

Secondo una recente analisi condotta da Ravi Kopparapu del Dipartimento di Geoscienze presso la Penn State University, il numero di pianeti potenzialmente abitabili sembra essere molto maggiore di quanto sia stato ipotizzato in precedenza e alcuni di essi potrebbero essere presenti attorno alle stelle più vicine al Sole.

“Oggi crediamo che se prendessimo 10 stelle vicine potremmo trovare almeno quattro pianeti potenzialmente abitabili, prendere o lasciare”, dichiara Kopparapu. “Si tratta comunque di una stima conservativa, forse ce ne potrebbero essere di più”. Kopparapu ha ricalcolato la probabilità di trovare pianeti terrestri nella cosiddetta zona abitabile attorno a stelle di massa più piccola note anche come nane di tipo spettrale M. Gli astronomi si interessano a questo tipo di stelle per diversi motivi. Ad esempio, il periodo impiegato a descrivere un’orbita attorno alle nane-M è molto breve e questo permette ai ricercatori di acquisire una grande quantità i dati monitorando un elevato numero di orbite rispetto a quelle che vengono effettuate nel caso di stelle di tipo Sole dove la zona di abitabilità è molto più ampia. Inoltre, le nane-M sono molto più comuni e ciò vuol dire che possono essere facilmente più osservabili. Ora, secondo i calcoli di Kopparapu si trova che la distanza media del pianeta più vicino potenzialmente abitabile è di circa 7 anni-luce, ossia circa la metà del valore precedentemente stimato. “Ci sono almeno otto stelle di tipo M entro 10 anni-luce, per essere conservativi, e dunque ci aspettiamo di trovare almeno tre pianeti di tipo terrestre nella zona abitabile”. Questi risultati sono il proseguimento di uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics nel 1993 che hanno analizzato un campione di 3.987 stelle di tipo M al fine di calcolare quanti pianeti di tipo terrestre ci si aspetta nella zona abitabile. Ad ogni modo, le nuove stime ottenute da Kopparapu, che si basano sui dati di Kepler, derivano da un modello in cui è stata inserita l’informazione sull’assorbimento dell’acqua e dell’anidride carbonica, un dato che non era disponibile nel 1993. Kopparapu ha applicato questo ed altri parametri al modello del gruppo di Harvard, utilizzando lo stesso metodo di calcolo, trovando così che esistono più pianeti nella zona abitabile, almeno di un fattore tre. Insomma, pare che i pianeti terrestri siano molto più comuni di quanto sia stato ipotizzato in precedenza e ciò è un segnale positivo per la ricerca di vita extraterrestre.

Penn State University: Earth-sized planets in habitable zones are more common than previously thought

arXiv: A revised estimate of the occurrence rate of terrestrial planets in the habitable zones around Kepler m-dwarfs

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