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UN PURO ESERCIZIO DI RAGIONAMENTO STATISTICO
Qual è la probabilità di trovare ET?

Siamo soli nell’Universo? Se è così, la prossima domanda è: perchè? Altrimenti, dobbiamo chiederci: dove sono gli altri? Oggi, nonostante i tentativi di ricerca nell’ambito del programma SETI, la matematica potrebbe essere lo strumento più adeguato per fornirci alcune risposte.

Verso la fine degli anni ’60 del secolo scorso, una studentessa di nome Jocelyn Bell scoprì qualcosa di strano che proveniva da una regione del cielo nota come il Triangolo Estivo: si trattava di impulsi radio che si ripetevano ogni 1,3373 secondi come il ticchettio di un orologio che va leggermente rallentando. Dato che era la prima volta che ci si trovava di fronte a questo fenomeno, Bell e colleghi definirono la sorgente, scherzando, con la sigla LGM1 le cui iniziali stanno per “Little Green Men”. Oggi sappiamo che questi segnali non provengono da civiltà intelligenti bensì da un tipo di pulsar che non era stata identificata prima. Ad ogni modo, fu un momento di eccitazione anche se imbattersi in questa tipologia di oggetti astrofisici non è così interessante come trovare gli alieni. Circa un decennio dopo, un altro segnale ancora più strano sollevò l’attenzione degli astronomi. Un segnale insolito, molto forte, che non si mostrava simile a qualsiasi altro segnale radio conosciuto e che proveniva dallo spazio. Questo segnale fu così impressionante che il suo scopritore lo identificò scrivendo a lato della stampa la parola “Wow!”. Dopo aver scartato tutta una serie di segnali di ovvia origine terrestre, la maggior parte degli astronomi sono convinti che questo segnale peculiare provenga effettivamente dallo spazio. La domanda, che rimane ancora senza risposta, è: da dove? E da chi e da cosa? In altre parole, ci si chiede se il segnale sia stato prodotto da un fenomeno naturale o se sia stato trasmesso, volontariamente, da qualche civiltà aliena. La risposta a quest’ultima ipotesi è: probabilmente no, ma forse. Se è vero che il segnale “Wow!” era di origine aliena, allora la vita aliena deve necessariamente esistere là fuori. Il punto è: che tipo di vita aliena potrebbe esistere nell’Universo? Questa domanda sul tipo di vita extraterrestre ci porta al calcolo delle probabilità.

Dunque, che cosa ci dice esattamente la matematica in merito alla probabilità che possa esistere vita intelligente nell’Universo? Intanto, dobbiamo prendere in considerazione un po’ di statistica riferendoci al caso di stelle e pianeti. Tutta la vita sulla Terra si è originata sul pianeta e gli scienziati ritengono che altre forme di vita, se esistono, si devono originare allo stesso modo. L’altra condizione è che il pianeta si deve trovare nella cosiddetta zona abitabile, cioè ad una distanza giusta dalla stella ospite che deve essere simile al Sole. Gli astronomi stimano che esistano circa 100 miliardi di stelle di tipo solare nella nostra galassia. Ma circa il 50 percento di questi sistemi stellari orbitano attorno ad una o più stelle il che rende meno probabile l’esistenza di sistemi planetari, dato che sarebbero espulsi nello spazio dalle stesse stelle per questioni di interazioni gravitazionali. Ciò dimezza il numero di stelle ospiti, anche se stiamo parlando di 50 miliardi di potenziali candidati. Consideriamo adesso il caso dei pianeti che possono ospitare forme di vita. Nel nostro Sistema Solare, ce ne sono una decina che potrebbero ospitare la vita perciò se ipotizziamo che per ogni sistema stellare tipico possono esistere 10 mondi alieni potenzialmente abitabili, allora i calcoli ci dicono che nella nostra galassia potrebbero esistere 500 miliardi di pianeti con potenziali forme di vita. Ma se consideriamo che la vita emerge almeno su un solo pianeta (il nostro),  allora la nostra stima si riduce a 50 miliardi di mondi dove potrebbe esistere una qualche forma di vita, non necessariamente intelligente. D’altra parte, se ciò che ha dato il via all’origine della vita, circa 4 miliardi di anni fa, è stato un evento incredibilmente improbabile, allora dobbiamo assumere che siamo davvero soli nella Via Lattea, se non nell’Universo. Questo ragionamento probabilistico ci indica che il numero dei pianeti potenzialmente abitabili sta tra 1 e 50 miliardi, che effettivamente è molto grande. Possiamo restringere questo intervallo? Gli scienziati ci stanno lavorando. Ora, dato che la vita sulla Terra sembra essere iniziata in tempi brevi, considerando sia un fenomeno universale se esistono le condizioni giuste, che sulla Terra è sorprendentemente resistente, perché appare nei luoghi più improbabili e difficili, allora la dimensione del fenomeno vita potrebbe tendere verso un numero più grande. Forse.

Ma assumiamo per assurdo che esistano decine di miliardi di forme di vita aliena sparse nella nostra galassia. La domanda è: quante di queste civiltà sono di tipo intelligente? E tra queste, quante possono considerarsi tecnologicamente avanzate? Lo sappiamo, non abbiamo modo di rispondere esattamente a queste domande, perché non c’è modo di saperlo. Tuttavia, possiamo fare delle stime, così come fece Frank Drake quando introdusse la sua famosa equazione. Anche se la logica dell’equazione di Drake è immediata, molti, se non la maggior parte, dei fattori probabilistici che sono presenti nell’equazione sono estremamente incerti o addirittura completamente sconosciuti. Ad esempio, qual è la frazione di pianeti adatti ad ospitare la vita? Non abbiamo alcuna idea. Qual è la frazione di queste forma di vita che diventeranno intelligenti o tecnologicamente avanzate? Non abbiamo idea. Per quanto tempo può esistere una civiltà aliena tecnologicamente avanzata? Ancora una volta, non lo sappiamo. Noi, come esseri umani, abbiamo vissuto un’era di tecnologia avanzata durata circa un secolo, ma per quanto tempo ancora potremo considerarci tecnologicamente avanzati? Nonostante ciò, alcuni hanno tentato di introdurre delle approssimazioni ragionevoli ai fattori che compaiono nell’equazione di Drake. Come ci si potrebbe aspettare, diversi tentativi hanno prodotto stime molto differenti, che vanno da una civiltà tecnologicamente avanzata (la nostra) fino a decine di milioni di civiltà tecnologicamente avanzate che popolerebbero la Via Lattea. In realtà, finchè non avremo altre informazioni che possano fornirci preziosi indizi sull’esistenza o meno di forme di vita aliena, certamente tutto questo rimane un puro esercizio di ragionamento probabilistico.

Insomma, siamo soli? Se è così, quali sarebbero i fattori nell’equazione di Drake che hanno permesso l’emergere della vita sulla Terra? Se non è così, dove sono tutti quanti? Ne parlerò in maniera più approfondita in un prossimo libro per l’editore Cento Autori che farà parte della collana Megaverso curata da Roberto Paura.

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civiltà aliene | pianeti extrasolari | seti | vita extraterrestre | zona abitabile

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