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Un nuovo metodo per determinare la massa dei buchi neri galattici

Si tratta di una tecnica sviluppata da alcuni ricercatori dell’Università di Oxford e che potrebbe rivoluzionare la nostra comprensione su come i buchi neri si formano e influenzano l’ambiente delle galassie.

Il metodo si basa sullo studio delle ‘scie’ lasciate dal monossido di carbonio presente all’interno delle nubi di gas, composte essenzialmente da idrogeno, che orbitano attorno ai buchi neri supermassicci situati nel nucleo delle galassie. Dalla misura della velocità del gas è possibile ‘pesare’ il buco nero. Determinare la massa di questi ‘mostri del cielo’ è un compito assai arduo. Basti pensare che ci sono voluti almeno 15 anni per ricavare la massa di appena 60 oggetti. Il problema è che la maggior parte dei buchi neri di grande massa sono molto distanti e diventa persino complicato studiarli con il telescopio spaziale Hubble. Nonostante ciò, questo nuovo metodo sfrutterà le potenzialità di ALMA per far sì che si possa determinare la massa di migliaia di buchi neri che risiedono nelle galassie più distanti, non solo ma sarà possibile studiare anche quegli oggetti che risiedono nelle galassie a spirale e che sono più difficili da rivelare con gli strumenti attualmente disponibili. Gli scienziati hanno applicato questa tecnica come test sperimentale al buco nero della galassia NGC 4526, nella costellazione della Vergine, essendo la più studiata. Gli astronomi ritengono che il metodo possa essere comunque applicato ad altre galassie di diversa morfologia.

University of Hertfordshire: New method of measuring the mass of supermassive black holes

arXiv: A black-hole mass measurement from molecular gas kinematics in NGC4526

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buchi neri supermassicci | galassie attive | nubi di gas

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