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A 13,1 MILIARDI DI ANNI-LUCE
MACS1423, una galassia agli albori dell’Universo

Gli astronomi dell’Università della California, a Davis, hanno scoperto una delle galassie più distanti nell’Universo che risale all’epoca della reionizzazione. I risultati sono pubblicati su Nature Astronomy.

Le galassie ultra distanti appartengono alla cosiddetta epoca di reionizzazione, un periodo caratteristico della storia cosmica che risale a circa un miliardo di anni dopo il Big Bang. Subito dopo la nascita dell’Universo, lo spazio era riempito da una sorta di gigantesca nube di idrogeno a bassa temperatura che impediva il passaggio della luce. Il collasso gravitazionale delle prime stelle e galassie determinò l’accensione di questi oggetti la cui radiazione disperse la nube d’idrogeno, così come quando i raggi solari diradano la nebbia, e alla fine la luce delle prime galassie iniziò a propagarsi nello spazio. Tuttavia, molto è andato perduto nella nebbia cosmica del periodo di reionizzazione. Le informazioni che hanno a disposizione gli astronomi si riferiscono a un “prima” e a un “dopo” e non esattamente a “quando”. Inoltre, ci sono ancora alcune domande aperte che riguardano la natura degli oggetti che guidarono la reionizzazione. In altre parole, gli scienziati stanno cercando di capire se si trattò principalmente di giovani galassie o se invece contribuirono a questo processo anche i buchi neri e i gamma-ray burst.

Grazie al fenomeno della lente gravitazionale dovuta a un massivo ammasso di galassie, gli astronomi hanno identificato una galassia incredibilmente distante a circa 13,1 miliardi di anni-luce. La scoperta è stata ottenuta grazie alle osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble la cui età e distanza sono state confermate dai telescopi dell’osservatorio Keck nelle Hawaii. Crediti: NASA/Keck/Austin Hoag/Marusa Bradac

La galassia in questione, denominata con la sigla MACS1423-z7p64, ha un redshift z=7,6, il che significa che la luce ha viaggiato per circa 13,1 miliardi di anni prima di raggiungere i nostri telescopi. Per identificare un oggetto così distante, i ricercatori hanno dovuto sfruttare il fenomeno della lente gravitazionale. Quando la luce attraversa un oggetto molto massivo, come ad esempio un ammasso di galassie, i raggi luminosi vengono deviati dalla gravità, così come i raggi di luce vengono deflessi quando passano attraverso una lente. Se l’oggetto è abbastanza grande esso può agire come una lente che amplifica l’immagine dell’oggetto più distante. In generale, gli astronomi utilizzano questo strumento naturale per esplorare lo spazio alla ricerca di ammassi di galassie distanti che possano amplificare la luce proveniente da galassie estremamente distanti agli albori dell’Universo. Le osservazioni sono state realizzate con il telescopio spaziale Hubble mentre i telescopi dell’Osservatorio Keck hanno permesso di confermare la sua distanza dall’analisi dello spettro. Il team sta ora pianificando le prossime osservazioni di oggetti distanti in concomitanza con il lancio del telescopio spaziale James Webb, schedulato per il 2018, che aprirà nuove opportunità nell’ambito di questa ricerca poiché permetterà di esplorare regioni dello spazio ancora più distanti. Forse, saremo in grado di essere testimoni della nascita delle prime galassie e di rispondere alle domande sull’origine e formazione delle strutture cosmiche.

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